lyrica



 2019

 Un nuovo anno

 



Lo distinguiamo dagli altri
come se fosse un cavallino
diverso da tutti i cavalli.
Gli adorniamo la fronte
con un nastro,
gli posiamo sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte
lo andiamo a ricevere
come se fosse
un esploratore che scende da una stella.


Come il pane assomiglia
al pane di ieri,
come un anello a tutti gli anelli...
La terra accoglierà questo giorno
dorato, grigio, celeste,
lo dispiegherà in colline
lo bagnerà con frecce
di trasparente pioggia
e poi lo avvolgerà
nell’ombra.


Eppure
piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell’anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani
a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare, a fiorire,
a sperare.


(Pablo Neruda)


 2018

 del Cantico dei Cantici




Come sigillo sul mio braccio,

                come sigillo sul mio cuore,

                perché più forte della morte

                è questo amore.



Ecco l’inverno è passato,

sbocciano fiori nei campi.

Il tempo del canto è tornato:

fammi sentire la tua voce

       o mio diletto!



Veglia e trepida il mio cuore,

incanto del dolce incontro…

Vieni nel mio giardino,

dammi carezze di luce

       o mio diletto!



Tu che mi hai rapito il cuore:

tienimi sempre con te.

Spezzami il pane del tuo amore,

guida i miei passi nella notte

                o mio diletto!



                Come sigillo sul mio braccio,

                come sigillo sul mio cuore,

                perché più forte della morte

                è questo amore.

(gb, 2011)



*       *       *

  autunno


   
Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d'agosto,
nelle pioggie di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora passa e declina,
in quest'autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.

 (Vincenzo Cardarelli)


*       *       *


 la candela



Davanti ar Crocifisso d'una Chiesa
una Candela accesa
se strugge da l'amore e da la fede. 

Je dà tutta la luce,
tutto quanto er calore che possiede,

senza abbadà se er foco
la logra e la riduce a poco a poco. 

Chi nun arde nun vive. Com'è bella
la fiamma d'un amore che consuma,
purchè la fede resti sempre quella! 

Io guardo e penso. Trema la fiammella,
la cera cola e lo stoppino fuma...
(Trilussa)



 *       *       *




felicità


 *       *       *



   Viviamo, mia Lesbia, e amiamo
e ogni mormorio perfido dei vecchi
valga per noi la piu' vile moneta.
Il giorno puo' morire e poi risorgere,
ma quando muore il nostro breve giorno,
una notte infinita dormiremo.
Tu dammi mille baci, e quindi cento,
poi dammene altri mille, e quindi cento,
quindi mille continui, e quindi cento.
E quando poi saranno mille e mille
nasconderemo il loro vero numero,
che non getti il malocchio l'invidioso
per un numero di baci cosi' alto. 



 *       *       *


27 gennaio 2018
 
  





 *       *       *


BRINDISI AUGURALE

per la notte di San Silvestro 1908






Degnissimi Signori ! - Carissime Signore !

Mi spiace incomodarvi, - Ma l'anno vecchio muore !

Non so s'ei v'abbia porto - Buoni o cattivi eventi:

Per me gli devo un grazie - Chè m'ha indurito i denti....



Lasciamol  pur morire - In pace - è tanto vecchio ! -

A seppellirlo in cantici - Ci penserà Pontecchio

Noi prepariam la culla - Al Bambolin che arriva

E intanto una preghiera - Facciamogli furtiva:



Io chiederei che ai Vecchi - Portassi puta-caso

Un bel paio d'occhiali - Dorati sopra il naso;
L'unguento per i calli, - Un poco di pazienza
- Vada per qualche acciacco - Sarà la penitenza !

A qualche bella coppia  - Di sposi - novellina -
Siì largo di marmocchi -  Magari una dozzina - !
Ai bimbi niente lagrime, - Giochi da mane a sera
E un sol dorato in fronte - D 'eterna primavera.

Ognuno ha il suo castello - La fata i sogni d'oro:
V'ha chi desìa il profumo – E chi cerca il tesoro...
Buon anno mio disbrigati - Lascio l'imbroglio a te
Ma se accontenti gli altri - Non ti scordar di me !!!

(Inedito di Poetessa anonima italiana del primo Novecento)



 *       *       *

Natale 2017

 



 *       *       *

 Autunno




 *       *       *

 Tempo





Non temo

il tuo scorrere inesorabile,

la tua presenza

che implacabile,

mi trafigge

con il sapore

di un immeritato colore.


Ti sfido, tempo,

con la mia vita

che scrive pensieri e progetti...

sulle pagine vere del cuore.


Le mie stagioni

passano e tornano

con la pioggia e con il sole.


La mia voglia d'amore

dilegua ogni ombra di tormento

e sento lo spirito

viaggiare senza età

e non conosce il vuoto

della precarietà!

(Marilù) 



 *       *       *




Mattino di Settembre

  
Quel dì eravamo soli nel bosco,
Io e tu, mia cara figlia,
e andavamo tra chiaro e fosco,
pieno il cuore di meraviglia.

Scoprivi sotto le foglie i lamponi
rosa, le fragole rosse e verdi,
ti trascinavi su l'erba carponi,
lanciando dei piccoli gridi acerbi.

Io contemplavo ai miei piedi un fiore
giallo smagliante, una pigna bruna;
pensavo senza rimpianto o dolore
alla mia povera fortuna.

Poi, rilevati gli occhi, scorgevo
tra i pini radi le cime lontane,
aeree cose di cielo nel cielo,
dolci come le speranze vane.

Poi pensavo che bisogna morire,
e trasalivo d'improvviso ai tuoi strilli;
vedevo la tua testa bionda apparire
da dietro una macchia di mirtilli...

Era un mattino di settembre, in un bosco.
O forse è stato un sogno anche quello...
E s'era vero, anch'esso ora è morto.
Ma se fu un sogno, fu un sogno pur bello.

(Diego Valeri, 1887 - 1986) 


  *       *       *

Se mi ami ...


 Se mi ami,

cercami nell’arcobaleno dopo la tempesta,

nel sole all’alba oppure al tramonto.


Cercami,

sotto la luna e le stelle nel buio della notte,

in una lacrima, dove la mia anima soffre.


Se mi ami,

cercami nel cinguettio degli uccelli,

nelle foglie che si muovono lentamente

 e portano sussurri della tua voce.


Cercami se mi ami dove pensi che io sia...


Là mi trovi...

Sono ovunque, ovunque mi cerchi.


Cercami dentro il cuore,

nella magia e nella sua dolcezza

troverai... inciso il tuo nome...


(Vjollca Shurdha, poetessa albanese)



*       *       *



LODE DELL’IMPARARE




Impara quel che è più semplice!

Per quelli il cui tempo è venuto
non è mai troppo tardi!
Impara l’abc; non basta, ma
imparalo! E non ti venga a noia!
Comincia! devi sapere tutto, tu!
Tu devi prendere il potere.

Impara, uomo all’ospizio!
Impara, uomo in prigione!
Impara, donna in cucina!
Impara, sessantenne!
Tu devi prendere il potere.

Frequenta la scuola, senzatetto!
Acquista il sapere, tu che hai freddo!
Affamato, afferra il libro: è un’arma.
Tu devi prendere il potere.

Non avere paura di chiedere, compagno!
Non lasciarti influenzare,
verifica tu stesso!
Quel che non sai tu stesso,
non lo saprai.

Controlla il conto,
sei tu che lo devi pagare.
Punta il dito su ogni voce,
chiedi: e questo, perché?
Tu devi prendere il potere.


(Bertolt Brecht 1933)



 *       *       *



Non la minuzia simbolica
di sostituire una cifra con un'altra

né quella metafora inutile
che convoca un attimo che muore e un altro che sorge
né il compimento di un processo astronomico
sconcertano e scavano
l’altopiano di questa notte
e ci obbligano ad attendere
i dodici e irreparabili rintocchi.


La causa vera
è il sospetto generale e confuso
dell’enigma del Tempo;
è lo stupore davanti al miracolo
che malgrado gli infiniti azzardi,
che malgrado siamo
le gocce del fiume di Eraclito,
perduri qualcosa in noi:
immobile.


 (Jorge Luis Borges, 1923)

 *       *       *


I tuoi figli non sono figli tuoi.
Sono i figli e le figlie della vita stessa.
Tu li metti al mondo ma non li crei.


Sono vicini a te, ma non sono cosa tua.
Puoi dar loro tutto il tuo amore,
ma non le tue idee.


Perché loro hanno le proprie idee.
Tu puoi dare dimora al loro corpo,
non alla loro anima.


Perché la loro anima abita nella casa dell’avvenire,
dove a te non è dato di entrare,
neppure col sogno.


Puoi cercare di somigliare a loro
ma non volere che essi somiglino a te.
Perché la vita non ritorna indietro, e non si ferma a ieri.
 

Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani.

(Khalil Gibran)


 *       *       *


 

Novembre

Gemmea l’aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore…


Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.


Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. E’ l’estate
fredda, dei morti

 
(Giovanni Pascoli)

*       *       *
 


Rimembranza

Voglio con te sola sostare
un po' nella vecchia casa, 
quella casa sul fiume
che ha nome "Rimembranza".

L'impronta del tuo piede nudo
odora del sole
di un'estate passata.
Sull'erba non falciata
dove si andava.

Il cielo s'era fatto azzurro,
e risuonavano voci,
sparendo oltre il cancello,
questo ho impresso nella mente.

E il conto dei giorni
è al termine quasi.
Stormi di uccelli,
i giorni,
affollati ai miei piedi.

Con che cosa nutrirli?
Non ho più rime ... 

(Nika Turbina)


*       *       *
 



 Canzonetta del cuore che spera

Quando la rondine s'è addormentata
con la testa sotto l'ala,
quando sta zitta la cicala
comincia il grillo la sua serenata.
Quando, spento il sole, bruna
si fa la terra, s'accende la luna.
Giorno e notte, notte e giorno,
c'è una speranza e c'è un ritorno.
E per le strade ove Dio ci conduce,
c'è sempre un canto, c'è sempre una luce

(Libera Carelli)

*       *       *




 Poesia d'oggi
A questi fragili bambini appesi
alla nostra ringhiera di parole
diremo solo della morte, ma
non potranno capire. E questo pianto
che nessuno può piangere, del padre
ch'è solo padre del suo pianto. Forse
diremo il fumo di quei giorni, l'alba
più oscura spaventata della notte,
avremo orrore della cecità.
"Non c'era il sole?" Noi diremo c'era,
tutto lo stesso, il sole il vento i fiori
di primavera, anche l'amore. Solo
mancava chi se ne accorgeva, l'uomo.
(Franco Matacotta)

*       *       *





 Palcoscenico

Si spengono ogni sera le luci

sul palcoscenico

sempre più polverosi dei miei giorni,

ma non temo le trafitture

del rimpianto.


Ascolto il tuo canto

che ha il sapore

d'immortale sinfonia

e continuo il mio viaggio

nell'ombra seducente di te,

mia Poesia.

(Marilù)
 

*       *       *






Notturno

Dormono le cime dei monti
e le valli intorno
i declivi e i dirupi;

dormono tutti i rettili che nutre la nera terra,
dormono le fiere dei boschi, e gli innumerevoli sciami di api,
dormono i mostri nelle cupe profondità del mare;

dormono gli stormi
degli uccelli dalle lunghe ali distese.


(Alcmane)
  
*       *       *



Contemplazione leggera

Nuvola rincorsa dal vento
sorpassi la luna
e ti getti nel Lago del Tempo,

che s'arresta, e Tace

ogni volta che ti vesti, fugace
di forme d'aria Improbabili.

(Alessandra Caporale, da "Mite Maltempo", 2015


*     *     *




Lo distinguiamo dagli altri
come se fosse un cavallino
diverso da tutti i cavalli.


Gli adorniamo la fronte
con un nastro,
gli posiamo sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte
lo andiamo a ricevere
come se fosse
un esploratore che scende da una stella.


Come il pane assomiglia
al pane di ieri,
come un anello a tutti gli anelli...


La terra accoglierà questo giorno
dorato, grigio, celeste,
lo dispiegherà in colline
lo bagnerà con frecce
di trasparente pioggia
e poi lo avvolgerà
nell’ombra.


Eppure
piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell’anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani
a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare, a fiorire,
a sperare.


(Pablo Neruda)


*     *     *

Natale


(Salvatore Quasimodo)

 
 Consolazione
(Alla madre, in un giorno di settembre)



Non pianger più. Torna il diletto figlio
a la tua casa. E' stanco di mentire.
Vieni: usciamo. Tempo è di rifiorire.
Troppo sei bianca; il volto è quasi un giglio.

Vieni; usciamo. Il giardino abbandonato
serba ancora per noi qualche sentiero.
Ti dirò come sia dolce ìl mistero
che vela certe cose del passato.

Ancora qualche rosa è ne' rosai,
ancora qualche timida erba odora.
Ne l'abbandono il caro luogo ancora
sorrìderà, se tu sorriderai.

Ti dirò come sìa dolce ìl sorriso
dì certe cose che l'oblio afflisse.
Che proveresti tu se ti fiorisse
la terra sotto I piedi, all'Improvviso?

Tanto accadrà, benchè non sia d'aprile.
Usciamo. Non coprirti il capo. È un lento,
sol di settembre; e ancora non vedo argento
su'l tuo capo, e la riga è ancor sottile.

Perché ti neghi con lo sguardo stanco?
La madre fa quel che il buon fìglio vuole.
Bìsogna che tu prenda un po' dì sole,
un po' dì sole su quel vìso bìanco.

Bìsogna che tu sia forte; bisogna
che tu non pensi a le catiìve cose...
Se noi andiamo verso quelle rose,
io parlo piano, l'anima tua sogna.

Sogna, sogna, mia cara anima! Tutto,
tutto sarà come al tempo lontano.
Io metterò ne la tua pura mano
tutto il mio cuore. Nulla è ancor distrutto.

...

Sognamo, poi ch'è tempo di sognare.
Sorridiamo. È la nostra primavera,
questa. A casa, più tardi, verso sera,
vo' riaprire il cembalo e sonare.

Quanto ha dormito, il cembalo! Mancava
allora, qualche corda; qualche corda
ancora manca. E l'ebano ricorda
le lunghe dita ceree de l'ava.

Mentre che fra le tende scolorate
vagherà qualche odore delicato,
(m'odi tu?) qualche cosa come un fiato
debole di viole un po' passate,

sonerò qualche vecchia aria di danza,
assai vecchia, assai nobile, anche un poco
triste; e il suono verrà velato, fioco,
quasi venisse da quell'altra stanza.

Poi per te sola io vo' comporre un canto
che ti raccolga come in una cuna,
sopra un antico metro, ma con una
grazia che sia vaga e negletta alquanto.

Tutto sarà come al tempo lontano.
L'anima sarà semplice com'era,
e a te verrà, quando vorrai leggera
come vien l'acqua al cavo de la mano.
 (Gabriele D'Annunzio)


 Il passerotto di Lesbia
 


 E voi piangete, Veneri ed Amori,
e voi tutte creature sensibili,
perché è morto il passerotto della mia ragazza,
la gioia della mia ragazza,
il passerotto che lei amava più dei suoi occhi,
tanto era caro: la riconosceva
come una bambina riconosce la mamma
e mai si staccava dal suo grembo,
ed saltellando qua e là intorno
verso lei sola sempre pigolava.

E ora va per la strada buia, laggiù,
da dove, come dicono, non torni mai alcuno.
Ah maledette, voi malefiche tenebre
dell’inferno che divorate le cose
più belle: mi avete rubato
un passerotto bellissimo: che perfida
crudeltà! O povero piccolo passerotto!
Oggi per te gli occhi della mia ragazza
si gonfiano e s’arrossano di pianto.

(Valerio Catullo)


*    *    *




I ricordi
non amano il clamore,
viaggiano vie solinghe
in muti passi
albergano penombre
e solitudini.

I ricordi
non amano clessidre.

Per misteriose e vaghe suggestioni
giungono tempo a tempo
con legami
sottili
ed invisibili
e improbabili.

I ricordi
non amano confini.

Spaziano in cieli aperti
oltre i cancelli
e associano
e confondono
i luoghi del reale e della mente.

Camminano
i ricordi
lungo i tortuosi intrichi del pensiero.

Svaniscono.
ritornano inattesi.

Intanto
scavano oscuri tunnel di rimpianto
innalzano maree
di nostalgia.

(Irene De Pace, da “Cuncta sparsa”, 2008)



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Buon giorno!

Ogni crepuscolo
dischiude le porte della notte.

I colori vividi del giorno 
si stemperano in morbidi pastelli
prima di sfumare nell'azzurro rosato della sera.

Il cielo notturno
talora stellato talora cupo
evoca 
le esaltazioni i furori le malinconie gli incanti le lacrime i sogni le illusioni
delle ore di luce.

 Allora
la coscienza del tempo
è pena struggente.

Ma se 
"domani è un altro giorno"
quando il sole tornerà a brillare per noi
il nostro saluto alla vita
sia il coraggio di un nuovo sorriso.

(2015)


*      *      *